Sunday, February 19, 2012

Stupro fuori da discoteca: indagato militare, sequestrata "auto ... - AGI - Agenzia Giornalistica Italia

Stupro fuori da discoteca: indagato militare, sequestrata auto della violenza<br /> 18:16 15 FEB 2012

(AGI) - L'Aquila, 15 feb. - Svolta nello stupro avvenuto nella notte tra sabato e domenica nella discoteca 'Guernica' di Pizzoli. La Procura della Repubblica dell'Aquila ha inscritto nel registro degli indagati il 21enne originario di un paese vicino Avellino, sul quale sin dai primi momenti si erano concentrati i primi sospetti. Si tratta di un militare in servizio presso il 33.mo reggimento di artiglieria terrestre Acqui dell'Aquila contro il quale viene ipotizzato il reato di violenza sessuale e lesioni gravissime su una studentessa di Ingegneria dell'Aquila, una 20enne di Tivoli (Roma), ancora ricoverata nel reparto di Ginecologia del "San Salvatore" dell'Aquila per le gravi lesioni riportate agli organi genitali. L'indagine dei carabinieri vuol far anche luce sull'eventuale ruolo che avrebbero avuto i due commilitoni dell'indagato, un campano e un aquilano, presenti col compagno in discoteca. Proseguono le ricerche dell'attrezzo che potrebbe essere stato usato dal bruto per abusare della vittima provocando le lesioni. Il Questore ha deciso intanto la chiusura della discoteca per dieci giorni per ragioni di ordine e sicurezza pubblica. Il Gip del Tribunale dell'Aquila, ha convalidato il sequestro dell'auto con la quale i quattro sospettati dalla Procura della Repubblica, due campani e un aquilano (militari presso il 33.mo reggimento artiglieria terrestre Acqui dell'Aquila) e la fidanzata di quest'ultimo, si sono allontanati dalla discoteca di Pizzoli (L'Aquila), mentre al di fuori, il titolare del locale, soccorreva la ragazza lasciata tra la neve in mezzo ad una pozza di sangue, dopo essere stata violentata. Sulla macchina gli investigatori dei carabinieri (che stanno indagando per violenza sessuale e lesioni gravissime) hanno rinvenuto tracce, ora al vaglio dei colleghi dei Ris di Roma. Il magistrato ha anche convalidato il sequestro degli abiti appartenenti all'unico indagato: uno dei due militari di Avellino.
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Saturday, February 18, 2012

Omicidio Sandri, la Cassazione decide - LaPresse

Foto: LaPresse

Roma, 14 feb. (LaPresse) - Sull'omicidio di Gabriele Sandri oggi, la Cassazione, emetterà la definitiva verità giudiziaria. Alle dieci, i giudici supremi si riuniranno per confermare o meno il verdetto dell'Appello a carico di Luigi Spaccarotella, il poliziotto che l'11 novembre 2007 sparò, uccidendendo, il tifoso romano, di fede laziale, 26 anni, che quella domenica stava andando a Torino a vedere la partita della sua squadra. Lo sparo partì dalla piazzola dell'area di servizio, a Badia del Pino, in provincia di Arezzo, tagliò l'aria sopra le quattro corsie dell'A1 e uccise il dj, chiamato da tutti Gabbo. Un solo colpo, letale alla testa. Il poliziotto è stato condannato in secondo grado a 9 anni e 4 mesi: omicidio volontario il capo d'imputazione. Due processi, il primo grado ad Arezzo, il secondo a Firenze. Due verdetti: omicidio colposo prima e volontario poi. La difesa di Spaccarotella, sostenuta dai legali Francesco Molino e Federico Bagattini, punta su una "mal motivazione in punto di sussistenza dell'elemento psicologico del dolo" della sentenza d'appello. Che, se dimostrata, potrebbe portare all'annullamento del processo e all'inizio di uno nuovo. Di certo, se la Cassazione confermasse il verdetto dell'Appello l'imputato, a distanza di oltre quattro anni dai fatti, finirebbe in carcere. Oggi in aula, come sempre in questi quattro anni, sarà presente il padre di Gabbo, Giorgio Sandri.


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Il tracollo di Genova fa precipitare il Pd in una crisi di nervi - il Giornale

Genova - Ora non possono neppure dire che non è vero: a Genova il Pd ha perso la testa. Probabilmente non era necessario attendere la disfatta delle primarie, ma ieri sono arrivate anche le prove. Schiaccianti. E numerose.

Ha perso la testa il partito, che vede le dimissioni presentate dal segretario regionale Lorenzo Basso e dal suo collega provinciale Victor Rasetto. La vittoria di Marco Doria, indipendente sostenuto da Nichi Vendola, che ha fatto fuori le due donne del Pd che si azzuffavano tra loro, non poteva restare senza conseguenze.
E ha perso la testa anche l’ormai ex sindaco Marta Vincenzi, che si attacca al computer per scolarsi tutto d’un fiato una serie di messaggi su Twitter. Ma siccome non regge l’ubriacatura da sconfitta, le rinviene tutto il veleno che ha sempre conservato per amici e nemici. La lista delle scuse va al ballottaggio con quella delle accuse. La sindaco meno amata dai genovesi dice di aver perso perché è donna e ?oggi le donne riescono a non farsi uccidere solo quando perdono, ma ci mettono secoli a far riconoscere il valore della propria intelligenza. A Ipazia è andata peggio?.

Si vede martire e vittima, una calimera piccola e rossa che non sbaglia mai. La butta sul sesso, perché se sente dire di sé che è ?una megera?, o anche ?una lavandaia che litiga?, è solo perché è nata femmina. Mica per altro. Gli uomini? Tutti cattivi e contro di lei. Persino don Gallo, che dev’essere improvvisamente diventato solo omonimo di quel prete da strada che lei usava sempre per farsi bella con centri sociali e no global, finisce nella pagella che scotta della preside pronta a bocciare tutti: ?Basta con ’sta fissa delle infrastrutture, di Smart cities - si sfoga ancora su Twitter - Vuoi mettere come è meglio parlare di beni comuni? Specie se benedice don Gallo. A proposito chissà dove sarebbe stato Don Gallo al tempo di Ipazia??.

La colpa della sconfitta è di tutti tranne la sua. è della ?cultura, dei nostri intellettuali, dei giovani studenti, delle firme dei giornalisti, della buona borghesia?. E soprattutto del suo stesso partito, che in effetti ha fatto il possibile per cacciarla, nonostante il primo mandato in scadenza preveda la ricandidatura senza primarie: ?Speravo che il Pd mi digerisse elaborando il lutto del 2007 - non usa giri di parole Marta Vincenzi - non è successo. Il mio errore è stato questo. Ho persino cercato di nobilitare la guerra che mi hanno fatto dipingendo le primarie come utili. Dovevo dargli una mazzata subito invece di aspettare che si rassegnassero?.

Già, il Pd. Il vero sconfitto. Perché se Marta Vincenzi ha perso arrivando seconda, Roberta Pinotti, la senatrice che rappresentava la segreteria che ha voluto a tutti i costi le primarie, è finita addirittura terza e doppiata dal vendoliano indipendente: 46 per cento a 23 per cento. Tanto a poco. Tanto comunque da dimostrare che a Genova non esiste più quel Pd che aveva ereditato dal Pci prima e dal Pds-Ds poi la capacità di ?far eleggere sindaco anche il primo camionista che passa per strada?.

L’arroganza realistica di una frase pronunciata da un funzionario di partito all’atto di ?licenziare? l’ex sindaco Adriano Sansa, oggi si sgonfia di fronte al rischio concreto di perdere tutto, in uno dei fortini rossi più inespugnabili d’Italia. Con la vittoria di Marco Doria però cambiano tutti gli scenari, a sinistra non si sa più che fare. Perché la città inizia ad aver paura del professore comunista, il ?marchese rosso? che punta tutto sull’antipolitica e sul rifiuto della casta. E che non a caso viene subito richiamato al suo passato recentissimo proprio da uno dei massimi esponenti dei poteri forti. ?Come Camera di Commercio di Genova, Doria lo avevamo nominato noi nel consiglio di indirizzo della Compagnia San Paolo?, gli ha fatto notare ieri Giovanni Berneschi, presidente della Banca Carige. Primo siluro al Doria.


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Accusato di strage, assolto dopo 21 anni in cella - il Giornale

Ventun’anni per dirgli che è innocente. Ventun’anni trascorsi in prigione con una condanna all’ergastolo. La vita finita. ?Fine pena mai?. Lo accusavano di aver ucciso due carabinieri il 26 gennaio del 1976 ad Alcamo Marina, in Sicilia. Singolare. A scagionarlo, alla fine, è stato proprio un carabiniere, brigadiere in servizio al reparto antiterrroristico di Napoli. Avrebbe ammesso che i sospettati furono costretti a confessare sotto tortura.
è scoppiato a piangere Giuseppe Gulotta quando il giudice ha letto la sentenza. ?L’incubo è finito?, balbetta con voce rotta. Era un ragazzo quando decisero, in nome del popolo italiano, che era colpevole. ?La prima cosa che ho fatto è stata quella di sedermi, non mi reggevo in piedi. Ci siamo abbracciati con mio figlio William, che ha 24 anni, e con mia moglie Michela, senza parlare?. Lui ne ha 55.

Nove processi, rinvii procedurali, le sbarre a scandire giorni, ore, minuti e secondi. Fino a all’ultimo barlume di speranza. Due anni fa la corte di Cassazione aveva detto sì alla revisione del processo. Da quattro lui beneficiava del regime di semilibertà. E lo stesso procuratore generale aveva chiesto la sua assoluzione. Altri due condannati, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, latitanti in qualche paese sudamericano sarebbero a loro volta sarebbero pronti a chiedere un nuovo processo. Un altro non potrà più farlo: si è ucciso in cella.

La ?strage di Alcamo?, la battezzarono i giornali. Forse la ricordano solo i protagonisti: parenti delle vittime, imputati, amici, colleghi. Le vittime si chiamavano Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta: quella sera gli assassini entraronoi in caserma fondendo la serratura con una fiamma ossidrica. I carabinieri, appuntati di 19 e 35 anni, furono trovati morti, massacrati a colpi di pistola. E giustizia, si scopre oggi, non è stata fatta.


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Arrestato vice presidente del Consiglio regionale Umbria - ANSA.it

PERUGIA - L'ex sindaco di Gubbio Orfeo Goracci (Rc), attuale vice presidente del Consiglio regionale dell'Umbria è stato arrestato stamani dai carabinieri che hanno eseguito complessivamente nove ordinanze di custodia cautelare, cinque in carcere e quattro ai domiciliari. A loro carico verrebbe ipotizzata - secondo quanto si è appreso finora - l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'abuso di ufficio e ad altri reati. Sull'inchiesta viene mantenuto il riserbo assoluto.

Un altro dei provvedimenti riguarda l'ex vice sindaco Maria Cristina Ercoli. L'avvocato Franco Libori, difensore di Goracci, ha spiegato di non conoscere ancora nel dettaglio le accuse mosse al suo assistito. "Il gip ha infatti disposto - ha aggiunto - il divieto di incontro con il suo difensore per cinque giorni". Nell'ambito dell'indagine il magistrato titolare del fascicolo e i carabinieri si sono recati stamani negli uffici del Consiglio regionale ma non si conosce al momento per quale attività.

? Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati Ha agito per motivi passionali: la ex viveva con la vittima Contro governo Pristina, ma anche Belgrado e Ue.Votano in 35.000 Nessun ferito. Le presidenziali si terrano il 21 febbraio Roma sconfitta a Siena, per partenopi gol Britos e Cavani In Usa si piange Whitney Houston, Obama prega per sua figlia Temperature in rialzo da venerdi'. Roma torna a normalita' Ipotesi delitto passionale. Scotch su campanello per agguato Sindaco annuncia incontro per oggi ma ok non scontato Oggi nuovo vertice tra leader, domani confronto con governo Taglia Spagna e Portogallo.Male previsioni Gb, Francia e Austria Topnews Cronaca Politica Economia Mondo Calcio Sport Cultura Scienza Internet Spettacolo Cinema English
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Friday, February 17, 2012

«Subito un accordo valido sul lavoro» - Il Sole 24 Ore

?Subito un accordo valido sul lavoro? - Il Sole 24 ORE@import "http://c.res.24o.it/css2010/reset.css?v1.0000";@import "http://c.res.24o.it/css2010/grid.css?v1.0000";@import "http://c.res.24o.it/css2010/jquery_ui.css?v1.0001";@import "http://c.res.24o.it/css2010/styles.css?v1.0005";@import "http://c.res.24o.it/css2010/type.css?v1.0000";@import "http://c.res.24o.it/css2010/article2011.css?v1.0007";@import "http://c.res.24o.it/css2010/css_aggiunte.css?v2.0040";@import "http://c.res.24o.it/css2010/popups.css?v1.0002";@import "http://c.res.24o.it/css2010/microsite.css?v1.0001";@import "http://c.res.24o.it/css2010/commenti2010.css?v1.0006"; House AdHouse AdfacebooktwitterrssArgomenti del SolePersoneAziendeLe nostre FirmeLe parole chiaveOpenDataBLOGDossier24lettureNewsletterVersione DigitaleServiziMappeMeteo24MobileCerca AvvocatoAbbonamentiMutuiTrova CasaPrestitiTrova autoGiochiWidgetHouse24Tutti i serviziBanche DatiCasa24plusMotori24Luxury24Viaggi24Salute24Job24In primo pianoNotizieBlogRicerca AnnunciStrumentiFormazioneScuole in vetrinaDiritto24Arteconomy24AltriAmerica24Fiere24Meteo24House AdHouse AdNewsNewsQuotazioni

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In questo articoloArgomenti:Mercato del lavoro | Christian Wulff | Mario Monti | Enel | Angela Merkel | Cisl | Udc | CGIL | Pier Luigi Bersani

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Questo articolo ? stato pubblicato il 14 febbraio 2012 alle ore 06:37.

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ROMA
Per il presidente tedesco, Christian Wulff, in Italia si pu? tornare ad investire superando vecchie resistenze del passato. Certo, come ha ricordato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo ha accolto ieri al Quirinale dando smalto a un'immagine appannata dai recenti scandali di Berlino, occorre chiudere presto un ?accordo valido? sul mercato del lavoro tra parti sociali e Governo ma l'importante ? che siamo usciti dal cono d'ombra nel quale sembravamo precipitati con la crisi dell'Eurozona.
Parla da sola la composizione della delegazione tedesca giunta in Italia: rappresentanti di aziende e organizzazioni imprenditoriali pronti a dialogare con le controparti italiane, con la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, con i vertici delle nostre aziende, con i leader sindacali tutti presenti, ieri, alla colazione con il premier Mario Monti a Villa Madama. Oggi Wulff sar? a Milano per una visita alla Bocconi e domani a Bari per un incontro con il governatore Nichi Vendola, poi allo stabilimento Bosch di Modugno dove si ipotizza perfino un raddoppio dell'investimento tedesco.
Un'Italia, dunque, che torna ad attrarre capitali perch? parla la lingua dell'Europa anche se deve risolvere problemi strutturali come la burocrazia e il mercato del lavoro. Di questo ha parlato Wulff nella colazione con il premier Monti, con la presidente di Confindustria Marcegaglia e i leader sindacali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Un giro d'orizzonte su occupazione (troppo bassa quella femminile) e mercato del lavoro. Monti ha dato atto ai tedeschi che la crescita non pu? essere raggiunta attraverso il debito e ha spiegato le misure di liberalizzazione appena varate avanzando qualche suggerimento su quello che anche i tedeschi potrebbero fare in questo campo. E l'ad di Enel Fulvio Conti ha confermato: ?anche la nostra azienda in Germania ha avuto qualche difficolt? a entrare nel mercato dei servizi elettrici?. Per il resto lo spirito ? amichevole e collaborativo come ha riferito lo stesso Monti nel pomeriggio di ieri in una telefonata alla cancelliera Angela Merkel per fissare la data di un nuovo faccia a faccia (probabilmente a Bruxelles il primo marzo in occasione del summit europeo).
Da Wulff (che ha anche incontrato i presidenti di Camera e Senato e i leader dei partiti dei due schieramenti) sono giunte parole di apprezzamento per il coraggio delle riforme italiane. Wulff ha per? detto di ritenere ?inaccettabile? l'alto numero dei giovani disoccupati italiani che rappresentano un ?focolaio di crisi e di conflitti futuri?. Parole che Napolitano non ha lasciato cadere nel vuoto spiegando che pur senza volere interferire o rivolgere moniti ha inteso ?porre il problema della necessit? di un accordo valido tra le forze sociali, in particolare tra sindacati e governo?. Napolitano non ha nascosto un certo ottimismo per il fatto che ?ci sia molto senso di responsabilit? negli incontri in corso? ma ? fondamentale ?concepire anche la riforma del mercato del lavoro in funzione di un accrescimento della produttivit? che purtroppo in Italia ? stata stagnante da molti anni?.
La vera preoccupazione di Wulff, semmai, ? che l'Italia di Monti duri troppo poco, che il lavoro fatto finora vada perso. Con la massima franchezza il presidente tedesco ha chiesto a Napolitano quali garanzie esistono perch? le riforme avviate proseguano anche dopo Monti con Governi a guida politica. Napolitano avrebbe rassicurato Wulff sul fatto che il Quirinale vigiler? perch? non si torni indietro. Con la stessa franchezza anche Wulff ha chiesto al presidente della Repubblica italiana quali suggerimenti ha per la Germania. Secondo Napolitano di essere meno vittime dell'ossessione della disciplina di bilancio e pi? aperti a misure che favoriscano la crescita. Nessun contrasto tra Italia e Germania neppure sui risarcimenti alle vittime del nazismo. La Germania manterr? aperto il dialogo con l'Italia aspettando il rapporto della commissione storica congiunta.
? RIPRODUZIONE RISERVATA
LA VISITA DEL PRESIDENTE TEDESCO

Gli incontri istituzionali
Agenda fitta di incontri ieri per il presidente della repubblica tedesca in Italia Christian Wulff. Dopo la conferenza stampa congiunta con il capo dello stato Giorgio Napolitano, Wulff ha incontrato il premier Mario Monti a Villa Madama. Incontro al quale hanno partecipato anche i leader sindacali Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) e la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Nutrita anche la rappresentanza governativa, con il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e la responsabile del dicastero del Lavoro, Elsa Fornero. A seguire il faccia a faccia con il presidente del Senato Renato Schifani e con quello della Camera Gianfranco Fini, nonch? con il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e
con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini
Le altre tappe
La visita di Stato di Wulff, accompagnato dalla moglie Bettina, prosegue oggi con una tappa a Milano. Domani invece il leader politico tedesco si recher? in Puglia. Visiter? il castello di Federico II e andr? a Bari, per un colloquio con il presidente della Regione, Nichi Vendola. Da l?, il Bundespr?sident andr? a Modugno, dove visiter? lo stabilimento del gruppo
tedesco Bosch

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Eternit, attesa la sentenza a Torino - Corriere della Sera

A Torino la sentenza era attesa dai familiari di 3000 vittime

Eternit: 16 anni a Schmidheiny e De Cartier
In aula grida, lacrime e applausi dei familiari

Condannati gli ex vertici della multinazionale per disastro doloso e rimozione di misure antinfortunistiche

Tre finestre dello stabilimento di Casale Monferrato della Eternit in una scena dal documentario ?Indistruttibile? di Michele Citoni (Ansa) Tre finestre dello stabilimento di Casale Monferrato della Eternit in una scena dal documentario ?Indistruttibile? di Michele Citoni (Ansa) TORINO - Il Tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di carcere ciascuno il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni. La procura chiedeva 20 anni per ognuno dei due imputati che furono a capo della multinazionale Eternit. I due rispondevano di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche.

LE REAZIONI - ?Si tratta di una sentenza storica?, ha sottolineato in una note il ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha aggiunto ?Ma la battaglia contro l'amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una esemplare?. A commentare ? stato anche il ministro dell'Ambiente Corrado Clini (?la condanna dell'Eternit ? giusta ed era inevitabile?). Poi Clini ha posto l'accento sui siti contaminati: ?Il problema - ha detto - ? che non abbiamo ancora una mappatura completa dei siti che devono essere risanati per l'inquinamento da amianto. Speriamo che la sentenza su Casale Monferrato faccia da battistrada per avviare un serio, organico programma di bonifiche?.

I RISARCIMENTI - Il giudice Casalbore, che ha pronunciato la sentenza, ha disposto diversi risarcimenti provvisionali. In particolare, un risarcimento di 70mila euro per l'associazione Medicina democratica e per il Wwf, di 100mila euro per l'Associazione nazionale esposti amianto, di 4 milioni per il comune di Cavagnolo e di 15 milioni per l'Inail. Risarcimenti mediamente di 100mila euro ciascuna per le sigle sindacali, parti civili nel processo. Inoltre 25 milioni per il comune di Casale Monferrato, 30mila euro per ogni congiunto di ciascuna vittima e 35mila euro per ogni ammalato. In aula, piena fino all'inverosimile, alla lettura della sentenza grida, lacrime e applausi da parte dei familiari delle vittime. ?? una sentenza che ha sancito la colpevolezza dei responsabili ed ? un monito di grandissima rilevanza, in questo momento di difficolt? finanziarie: ci dice che il dato economico ? importante, ma che la vita umana lo ? di pi??, ha dichiarato Bruno Pesce, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime dell'amianto.

LA DISTINZIONE - Il dispositivo fa per? una distinzione tra gli stabilimenti italiani, dichiarandoli colpevoli per quanto riguarda Casale Monferrato e Cavagnolo (Torino), mentre il reato sarebbe estinto per prescrizione per gli stabilimenti di Rubiera, in Emilia Romagna, e Bagnoli, in Campania. Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier erano entrambi ex manager ai vertici della multinazionale dell'amianto. Il Presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore ? passato poi ad elencare gli indennizzi a favore delle parti civili, che sono alcune migliaia.

L'ATTESA - Luned? mattina l'aula era pienissima di giornalisti, di fotografi, videoperatori. Al palazzo di giustizia di Torino sono arrivati 26 pullman, non solo da Casale Monferrato, dove si ? registrato il maggior numero di vittime, colpite dal mesotelioma pleurico o dall'asbestosi, ma dal resto del paese e dalla Francia, dove si sono verificate tragedie analoghe. Tre maxi aule sono state aperte per ospitare le oltre mille persone arrivate per ascoltare il verdetto del pi? grande processo mai celebrato in Italia, e non solo - 160 le delegazioni da tutto il mondo - per l'amianto. Le parti civili erano 6392, quasi tremila i morti e i malati per la fibra killer, almeno 2300 le vittime negli stabilimenti italiani, a partire dal 1952, di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Millecinquecento sono i morti a Casale, lo stabilimento pi? grande in Italia, chiuso nell'86.

Torino, il processo Eternit Torino, il processo Eternit??? Torino, il processo Eternit??? Torino, il processo Eternit??? Torino, il processo Eternit??? Torino, il processo Eternit

L'ACCUSA - Il pool dell'accusa, composto da Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, in 62 udienze, dal 2009, ha dimostrato, secondo i giudici di primo grado, come i capi della Eternit, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, avessero continuato - pur sapendo che l'amianto uccide - a mantenere operative le fabbriche per fare profitto. E che avrebbero omesso di far usare tutte quelle precauzioni - come l'uso delle mascherine o dei guanti - per evitare che migliaia di persone si ammalassero di tumore al polmone o di absestosi. Durante l'arringa finale Guariniello ha chiesto 20 anni per ognuno dei due imputati, che non si sono mai presentati al processo. La loro difesa, rappresentata dagli avvocati Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva per Stephan Schmidheiny, e da Cesare Zaccone per Louis De Cartier, sosteneva che entrambi sono innocenti, che all'epoca dei fatti non si sapeva quanto fosse nocivo l'eternit e che, infine, troppi anni sono passati da allora affinch? oggi si possa preparare una difesa equa: mancherebbero i documenti e le testimonianze. Secondo l'accusa il gruppo svizzero della famiglia Schmidheiny?fu ai vertici della Eternit dal 1972 al giugno dell'86, dal '52 al '72 invece l'azienda faceva capo - secondo i pm - alla famiglia Emsens e al barone Louis de Cartier, formalmente presente nel consiglio di amministrazione dal '66 al '72.

GUARINIELLO - ?Comunque vada ? un processo storico? aveva detto il pm Raffaele Guariniello, appena arrivato nella maxi aula uno. ?? il pi? grande processo - ha aggiunto - nel mondo e nella storia in materia di sicurezza sul lavoro. C'? stato un grande interesse da parte di tutti i paesi in cui si ? lavorato l'amianto. Questa ? la dimostrazione che si pu? fare un processo. Bisogna lavorare per fare giustizia, noi abbiamo avuto aiuto da tutte le istituzioni?.

Redazione Online13 febbraio 2012 | 19:02? RIPRODUZIONE RISERVATA


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